Carlo Gumina. Il ragazzo con lo skateboard alla Passeggiata a mare di Messina

Incontriamo Carlo alla Passeggiata a Mare, in un pomeriggio di settembre quando il sole di Messina tramonta prima e inizia quel leggero fresco che sa di autunno. Carlo Gumina, 33 anni, è istruttore federale di skateboard ma nella vita è semplicemente uno che va a skateare.

Conosciuto inizialmente come «Sidewalk Surfing» (surfing da marciapiede), lo skateboarding nasce in California tra gli anni ’50 e ’60 dai surfisti che non potevano allenarsi in assenza di mare mosso. Considerata disciplina destrutturata perché priva di sequenze logiche all’interno, chi va sullo skate segue l’istinto ed è come se plasmasse i suoi movimenti in base allo spazio circostante.

Carlo ha ricevuto il suo primo skate a 6 anni e da lì è cominciata la sua passione che è cresciuta col tempo e con l’allenamento. Nel 2013 ha partecipato al progetto Percorsi indysciplinati: stili di vita e sport di strada per la tutela dell’adolescenza, coinvolgendo tantissimi ragazzi che per la prima volta si approcciavano alla tavola.

«Questo tipo di attività – racconta Carlo – non è solo uno sport, che ovviamente dà equilibrio, stabilità, isometria, allenando tutti i muscoli del corpo ma permette anche di instaurare dei legami. Quando mi è capitato di andare a skateare a Strasburgo, Valencia, New York o anche in altri posti del mondo e anche qui in Italia, ho sempre fatto nuove amicizie, proprio grazie allo skateboard. E poi – continua Carlo – è un buon esempio che ti aiuta a sopportare gli ostacoli della vita».

Le rovinose cadute in una disciplina del genere, infatti, sono all’ordine del giorno ma fanno parte del gioco. «Se al primo ginocchio sbucciato molli lo skate – dice Carlo – ti succederà anche nella vita di tutti i giorni».

Lui che di cadute ne ha raccolte parecchie, tra trauma cranici, spalle rotte e soprattutto caviglie lacerate, ha adottato lo skateboard come filosofia di vita. «È una cosa – continua Carlo – che va al di là di come ti vesti, dei posti che frequenti. La nostra comunità è un insieme di umanità mista». Lo skateboard, infatti, si basa proprio «sulla personalità, sullo stile dello skater e sulla naturalezza con cui fai le cose, l’originalità con cui riesci a esprimerti attraverso i trick – evoluzioni sulla tavola – e anche altre acrobazie. Uno dei miei trick preferiti, per esempio – dice Carlo – è quando riesci a ruotare con l’asse della tavola a 360 gradi o saltare su qualcosa facendo questi trick. Lo skateboard ha una combinazione infinita di evoluzioni, questo è il bello».

Certo non avere un posto adeguato non è il massimo, «per il codice della strada non è possibile skateare liberamente e anche qui in Passeggiata abbiamo delle difficoltà, sarebbe meglio avere uno skatepark con le attrezzature adeguate per permettere di allenarsi senza pericoli per te e per gli altri. Un posto al coperto – prosegue Carlo – come uno dei padiglioni della Fiera o a Villa Dante, per poter riqualificare delle zone e riutilizzare l’assetto urbano».

Adesso Carlo e il suo gruppo stanno lavorando per creare un’Associazione dedicata proprio allo skateboarding «per poter diventare un vero interlocutore con l’Amministrazione, fare proposte concrete e far crescere ancora di più la nostra comunità».

Una comunità che già negli Stati Uniti ma anche in altre grandi città d’Europa sta prendendo sempre più piede, fino ad arrivare a Tokyo 2020. Per la prima volta nella storia, infatti, lo skateboard è stato inserito come disciplina olimpionica. «Sono molto contento – conferma Carlo – perché ancora più gente si avvicinerà a questo mondo. Perché sulla tavola – conclude Carlo – anche se sembra banale, quella sensazione di libertà è bellissima. Arrivi qui, inizi a spingere e ti ritrovi da solo, il mondo si ferma, respiri e sei solo tu».

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