“Penso e ripenso e non riesco a crederci: ancora queste vergogne nel 2013”. Scritto da chi protesta per Roberto

ultrascultrasbultrasaRoberto da quel giorno in cui ha trovato vuota l’aula di prima media della “Giorgio La Pira” di Camaro, non ci è più andato a scuola. La madre, che ha pianto tanto perché quel figlio down non lo hanno voluto in gita scolastica, non lo manda più il suo bambino in quell’istituto e ha già avviato le pratiche per il trasferimento. Intanto non si placano le polemiche seguite alla scelta del direttivo del plesso di Camaro di escludere un bambino di 12 anni, Roberto, down, dalla gita scolastica di fine anno a Siracusa. Quel giorno, ricordiamo quanto esposto in una denuncia finita in Procura ed al ministero della Pubblica Istruzione, Roberto andò regolarmente a scuola, accompagnato dalla madre come sempre, ma trovò i banchi vuoti: i compagni erano già sul pullman diretti a Siracusa e a lui era stato nascosto. Questa mattina, un gruppo di Ultras di Messina, una trentina di persone, in testa Antonio, il fratello 25enne di Roberto, ha protestato per quella che, sin qui, appare come una crudele, ingiustificabile, condotta. Hanno sfilato con striscioni su cui c’era scritto: “Penso e ripenso e ancora non riesco a crederci: ancora queste vergogne nel 2013”.

“Dall’interno, dalla segreteria, dall’ufficio del preside – ha detto Antonio – nessuna risposta. Neanche uno che si sia affacciato. Ma il peggio è – ha aggiunto – che non ci è arrivata nessuna lettera di scuse dalla scuola. Nessuna telefonata. Solo una comunicazione a mia madre, qualche giorno fa, nella quale la invitavano a presentarsi a scuola per un colloquio. Mia madre li ha ignorati”.

E Roberto? Come sta, ha risentito della vicenda? “Lui ha già dimenticato. Paradossalmente il motivo della sua esclusione, l’essere down, lo ha protetto dagli effetti della pessima azione. Ma in quella scuola, sicuro, non ci torna più”.

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