Operazione Barbatrucco. Scoperta truffa aggravata sulle vendite giudiziarie

Fotogramma del video sull'Operazione Barbatrucco, reati contro la Pubblica Amministrazione a Messina e CaltanissettaTruffa aggravata, corruzione, turbata libertà degli incanti, peculato, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico e spaccio di sostanze stupefacenti. Sono questi i reati contestati a 4 soggetti fra Messina, Caltanissetta, Roma e Catania.

La Guardia di Finanza e i Carabinieri hanno scoperto un sodalizio criminale che, ripetutamente, agiva sulle vendite giudiziarie per ottenere vantaggi personali o acquisire beni oggetto di confisca. I 4 soggetti, uno agli arresti domiciliari e gli altri 3 – al momento – soggetti a sospensione dal Pubblico Ufficio, erano strettamente collegati all’Istituto di Vendite Giudiziarie di Caltanissetta e Catania.

Intervenivano nelle aste per ottenere guadagni diretti o favorire gli intestatari dei beni sequestrati avvalendosi di prestanome o agendo come tali. In altri casi, invece, si appropriavano di oggetti di valore confiscati impedendo che questi venissero restituiti ai legittimi proprietari. In un caso, ad esempio, uno dei quattro soggetti coinvolti – residente a Messina – è stato trovato in possesso di gioielli illecitamente acquisiti per un valore di oltre 20.000,00 euro.

L’esecuzione delle ordinanze, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Caltanissetta, è avvenuta alle prime ore di oggi, mercoledì 7 marzo, ed eseguita nelle città di Caltanissetta, Roma, Catania e Messina.

Agli arresti domiciliari:

1. Flavio Rotondo, nato a Caltanissetta di anni 30 – figlio del Cancelliere del Tribunale
e dipendente occulto dell’Istituto Vendite Giudiziarie di Caltanissetta e Catania.

Sospesi dall’esercizio del Pubblico Ufficio:

2. Orazio Rotondo, nato a Santa Caterina Villarmosa(CL) di anni 60 – Cancelliere del
Tribunale di Caltanissetta;

3. Gianluca Princiotto, nato a Messina di anni 42 – Direttore Istituto Vendite Giudiziarie di Caltanissetta e Catania;

4. Umberto Amico, nato a Caltanissetta di anni 51 – dipendente Istituto Vendite Giudiziarie di Caltanissetta.

L’indagine, eseguita nel settore dei reati contro la Pubblica Amministazione, ha permesso di accertare vari episodi di truffa aggravata, corruzione, turbata libertà degli incanti, peculato, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico e, anche, spaccio di sostanze stupefacenti.

I controlli hanno permesso di accertare violazioni di carattere penale riguardanti la vendita mediante procedura pubblica di beni sottoposti a pignoramento, poste in essere da un sodalizio criminale composto dal cancelliere del Tribunale di Caltanissetta, dal figlio di quest’ultimo, dal direttore dell’Istituto Vendite Giudiziarie della Corte d’Appello di Caltanissetta e Catania e da un suo dipendente.

I suddetti dipendenti dell’Istituto erano soliti riscuotere denaro contante dai debitori dell’Ente senza però registrare le transazioni e intascandosi gli importi.

In altre occasioni suggerivano, invece, ai debitori stratagemmi (incluso l’utilizzo di prestanome compiacenti) per tornare in possesso dei beni pignorati, addirittura arrivando a gestire personalmente, a fronte della corresponsione o comunque della promessa di utilità di vario genere, la loro partecipazione alle aste telematiche.

Le indagini svolte hanno permesso di appurare, da un lato, che i soggetti coinvolti consentivano ad alcuni degli acquirenti (ed in particolare a coloro che sapevano essere prestanome dei debitori esecutati) di procedere con ritardo (anziché nelle 48 ore dal termine dell’asta) al pagamento del prezzo dei beni aggiudicati, e, dall’altro, che i libretti intestati alle procedure esecutive, ove confluivano le somme provento delle vendite, venivano aperti con estremo ritardo, anche di cinque/sei mesi.

All’interno dell’Istituto è stata poi rilevata la presenza, quale dipendente di fatto di Flavio
Rotondo, figlio di Orazio Rotondo, assistente giudiziario presso il Tribunale di Caltanissetta, in servizio proprio presso la Cancelleria delle esecuzioni mobiliari, ossia quella a più stretto contatto con l’Istituto Vendite Giudiziarie. Quest’ultimo, oltre ad essersi avvalso personalmente di un prestanome per aggiudicarsi beni confiscati, si era reso responsabile di falso finalizzato a “coprire” alcune delle irregolarità commesse dai funzionari dell’Istituto.

Nel corso dell’indagine, sono stati, inoltre, individuati vari episodi di spaccio di hashish all’interno dell’Istituto Vendite Giudiziarie di Caltanissetta, commessi dal Flavio Rotondo.

Le indagini hanno permesso, quindi, di disarticolare una complessa consorteria criminale che accumulava ricchezze illecite attraverso lo sfruttamento di persone già oppresse da forti crisi finanziarie in quanto destinatarie di procedure di pignoramento.

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