Il caso Albino Luciani. Tre auto in fiamme sono troppe. Cosa c’è dietro?

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Cosa succede alla Albino Luciani? Quale la causa scatenante di quanto verificatosi in pochi giorni: 3 auto ( due di docenti della scuola e l’altra di un pensionato) date alle fiamme? E ancora, sulla scorta della identificazione dell’autore del primo incendio ( un alunno 13enne animato da vendetta), quali fattori alterano i meccanismi di relazione tra insegnanti e alunni? C’è identica motivazione alla base delle fiamme appiccate ieri all’auto della Preside?

Per il dirigente della Squadra Mobile, Giuseppe Anzalone, non ci sono dubbi: “L’ambito d’indagine rimane lo stesso. Un ambito in cui a quella che viene ritenuta un’offesa si risponde con una reazione esagerata, della quale, magari, si disconosce il valore.”

E come non ritenere esagerato il fatto che un ragazzino di soli 13 anni, per vendicarsi di una prof con cui l’anno precedente aveva avuto degli screzi, decida di bruciarle l’auto? Non solo, non sicuro del tipo di vettura, va a tentoni e ne brucia due che nulla hanno a che vedere con l’obiettivo.

La Squadra Mobile ci è arrivata subito a lui. Con tatto, gli investigatori hanno ascoltato le ragioni di un alunno deluso. Un ragazzo che sicuramente non avrà avuto a supporto un ambiente che invita alla “moderazione”, all’accettazione, alla regola, al rispetto di un giudizio, anche se severo.

Adesso, dopo la terza auto data alle fiamme ( ieri, quella della preside dell’istituto scolastico) è tempo di capire cosa succede alla Albino Luciani, quale l’ anomalia esistente nel rapporto docente-alunno. Perché se nella vicenda esiste una certezza è quella dell’origine di questi eventi. L’ambito di indagine rimane lo stesso- ha detto Anzalone. Si cerca un altro alunno scontento?

Indagini a tutto campo.

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