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Cade un bimbo, Gioveni chiede le dimissioni di Ialacqua che si sfoga su Facebook

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E’ nell’occhio del ciclone da giorni l’assessore all’Ambiente, Daniele Ialacqua.

Dopo la partecipazione alla manifestazione in difesa dei pinellini arrestati durante lo sgombero della tenda di piazza Pugliatti, l’Assessore è stato infatti attaccato da più parti, politiche e sindacali.

Tutti a chiederne le dimissioni.

Oggi al coro si aggiunge il consigliere comunale Udc, Libero Gioveni, che denuncia un incidente che si è verificato ieri sera a Villa Dante, area verde della città da anni nell’incuria e nell’abbandono.

Lo stesso Gioveni racconta l’accaduto: “Ieri sera, durante una partita fra ragazzi all’interno della struttura, uno di loro ha perso il controllo scivolando sul manto ormai usurato, sporco e con la presenza di terriccio, battendo violentemente la testa su una traversa orizzontale dove vi si trovava il resto di un chiodo arrugginito; il ragazzo ha perso un po’ di sangue, è stato quindi condotto al Pronto soccorso dell’Ospedale Piemonte dove il medico di turno gli ha dovuto applicare alcuni punti di sutura”.

“Facile immaginare – aggiunge -, oltre la paura fra i ragazzi, anche la rabbia del papà del ragazzo, che pare voglia sporgere oggi denuncia. Prima o poi era naturale che accadesse!”- commenta con amarezza.

A nulla sono valse, infatti, le denunce e le iniziative di chi, in questi anni, ha provveduto al “fai da te” cercando di ripulire e sistemare quell’area che per la città sarebbe così importante: Villa Dante non è posto per bambini, Messina non è città per bambini.

Gioveni ricorda: “Esattamente 2 mesi fa (era il 4 luglio), proprio il sottoscritto, oltre a denunciare le condizioni del campetto, aveva prodotto delle foto inequivocabili che dimostravano come gli stessi ragazzi fruitori dell’impianto, insieme ai loro genitori, avevano provveduto a ripulire autonomamente il campetto muniti di pale e sacchetti!
Se da un lato il gesto è stato apprezzabile sotto il profilo sociale perché tendente a far solidarizzare, dall’altro ha rappresentato una chiara sconfitta della cosa pubblica”.

“Non si può minimamente pensare né accettare – continua il Consigliere – che, a distanza di più di 2 anni da quando questa Amministrazione si è insediata (con l’aggravante di essere ritenuta “ambientalista”), si lasci nel totale abbandono il più grande polmone verde della città e, nella fattispecie, un campo da gioco frequentatissimo dai ragazzi tutti i giorni”.

“All’inizio di questo mandato – ricorda – anche il sindaco Accorinti si era impegnato in prima persona, nel corso di un incontro pubblico all’interno della villa, verso una concreta politica di riqualificazione dell’intera struttura, ma ad oggi quelle parole si sono rivelate solo “fumo negli occhi”, tanto da spingere appunto i fruitori dell’impianto spesso a praticare il fai da te”.

Ma le sue attenzioni si concentrano, appunto, sull’Assessore: “Il totale fallimento politico su questo fronte da parte dell’assessore all’arredo urbano, Daniele Ialacqua, suffragato purtroppo dal triste episodio di ieri sera, non può non spingerlo a fare una seria riflessione verso le proprie naturali dimissioni, che arriverebbero subito dopo quelle richieste ieri unitamente al mio gruppo per l’episodio increscioso del sostegno incondizionato a chi, nella nota vicenda di piazza Pugliatti, si è reso autore di inqualificabili azioni contro la forza pubblica”.

“Sarebbe tuttavia opportuno – suggerisce – che prima delle sue auspicabili dimissioni, l’assessore e il Dirigente venissero ascoltati urgentemente nella competente Commissione consiliare (alla quale farò esplicita richiesta), per capire come ha agito il Dipartimento in questi 2 anni per rendere fruibile e sicuro un meraviglioso spazio pubblico come villa Dante che – conclude Gioveni – invece di rappresentare uno dei “fiori all’occhiello” della città, macchia inesorabilmente la sua immagine, che già da sé, purtroppo, per tanti altri aspetti ormai noti, è stata deturpata”.

Intanto l’Assessore Ialacqua usa Facebook per imbastire la sua “difesa”. Riportiamo di seguito lo sfogo pubblicato ieri sul suo profilo.

Difendo la libertà di opinione e di espressione, ribadita dalla nostra Costituzione, alla base della nostra democrazia.

Difendo il mio essere lì, davanti al tribunale, non solo come un semplice cittadino, ma come assessore di una giunta che è nata con lo slogan e con il principio programmatico “cambiare Messina dal basso”, ovvero dai cittadini, dagli ultimi, da chi è stato ed è considerato “corpo estraneo” di questa società.

Difendo e ribadisco le mie affermazioni rilasciate ad una tv locale, e che vedo sono state deformate da tanti, sul fatto che la vicenda di cui discutiamo non è una vicenda da trattare come questione di ordine pubblico, da criminalizzare, ma è una questione sociale, che va affrontata con gli strumenti adeguati. La mia presenza davanti al tribunale, ho dichiarato, voleva sottolineare, ed anzi esprimere la mia solidarietà, alla questione sociale che si evidenziava, ovvero il problema dei senza tetto e non solo. Ed ho inoltre aggiunto che in ogni caso chiunque causa un danno ad altri deve essere perseguito e per questo si attende il responso della magistratura sui fatti in questione, a difesa della quale mi sono schierato fin dai tempi in cui si negava la presenza della mafia in città ed un magistrato solitario si “permetteva” in questa città di dichiararlo.

Difendo quella che ritengo una necessità, di non allargare il solco che già esiste con i giovani di questa città, ed in particolare con giovani che manifestano a loro modo la loro “ribellione”, la loro “diversità”, il proprio essere “altro” e che non meritano criminalizzazione ed emarginazione. Lo stesso modo di “manifestare” che aveva Ilaria, che solo dopo poche ore che aveva chiuso gli occhi sui suoi sogni ed il suo futuro, diventava oggetto di critiche e di distorte analisi sulla sua “responsabilità” di esibire la sua “diversità”.

Difendo tutto questo, difendo il diritto di fare quello che ho fatto e sono pronto a rifare, nel rispetto dei cittadini, delle istituzioni, della Costituzione.

In una città che vive una fase delicata e difficile della sua esistenza, c’è chi preferisce parlare e straparlare dell’installazione di una tenda in un’aiuola per una protesta simbolica e della sua rimozione, con annessi e connessi. Ne prendo atto e vedo però che si sta andando oltre ai fatti in questione, deformando non solo i fatti ma anche le dichiarazioni rilasciate, caricando una vicenda di questioni che nulla hanno a che fare con quanto successo. E’ significativo, non credo sia un caso, e per questo non mi sottaggo alla discussione, alle critiche, alle polemiche, costi quel che costi.

Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi. (Leo Longanesi)

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