Fuga di notizie in Tribunale: finanziere, carabiniere, poliziotto e 2 investigatori condannati

sentenza per nuovoNel luglio 2014 era scoppiato il caso: fughe di notizie al Tribunale di Messina, 12 gli indagati accusati, a vario titolo, di Omissione di atti d’ufficio, peculato, falsita’ ideologica, rivelazione ed utilizzazione di segreto d’ufficio, favoreggiamento, accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, corruzione . Adesso le condanne per 6 tra loro.

Si è concluso ieri il processo di primo grado – svolto davanti ai giudici della prima sezione del Tribunale – che ha registrato le seguenti condanne: 3 anni e 6 mesi per l’ex finanziere Francesco Giusti; 3 anni e 2 mesi per i due investigatori privati, Matteo Molonìa e Antonino Brigandì; 3 anni e 2 mesi per Antonio Scaletti, carabiniere; 1 anno per Augusto Sturiale, funzionario di PG della Polizia; 1 anno e 9 mesi per Giovanni Duca, maresciallo della Guardia di Finanza in servizio alla sezione PG. Pena sospesa per Duca e Sturiale. Riqualificato l’iniziale reato di rivelazione di segreto d’ufficio in accesso abusivo ai dati informatici.
Lo scorso anno, l’inchiesta aveva stabilito l’esistenza di canali privilegiati al palazzo di Giustizia di Messina per due investigatori privati. Per i due, Matteo Molonìa e Antonino Brigandì, sprovvisti della licenza prefettizia, l’accusa sostenne che sfruttando i loro rapporti di amicizia e di conoscenza con rappresentanti delle Forze dell’Ordine- in particolare Molonia con l’ex finanziere Francesco Giusti- sarebbero riusciti ad ottenere informazioni riservate che utilizzavano per loro indagini. I due investigatori privati, come emerse dagli accertamenti e da intercettazioni telefoniche ed ambientali, si sarebbero fatti aiutare nelle indagini da poliziotti e carabinieri che in alcuni casi accedevano al sistema informativo Ced, in uso alle forze di polizia ed ottenevano informazioni su numeri di targa di auto o conoscere i dati relativi all’intestatario di un mezzo.

Ieri le condanne. L’accusa, lo scorso 18 novembre, aveva chiesto condanne variabili dai 2 ai 5 anni.
Hanno difeso gli avvocati: Nino Cacìa, Giuseppe Carrabba, Antonio Centorrino, Carlo Faranda, Salvatore Silvestro e Carmelo Vinci.

Patrizia Vita

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