Fallimento Demoter. 18 rinvii a giudizio per presunte distrazioni di beni

 

tribunale-messina 1Si è conclusa con 18 rinvii a giudizio l’udienza preliminare scaturita dalla procedimento penale relativo al fallimento Demoter, ditta che si occupa di movimento terra e appalti pubblici, cui fa capo l’imprenditore Carlo Borella. Davanti ai giudici della seconda sezione penale compariranno, il 4 giugno: Carlo Borella, ex presidente dell’Ance, il padre Benito, la sorella Zelinda entrambi amministratori della Demoter, il commercialista Agatino Spadaro e gli amministratori di società satelliti della Demoter, Patrizia Surace, Gianfranco Cucinotta e Giuseppe Bottaro; e ancora Giuseppe Scandurra, Giosafatto Zimbè Zaire, Sergio Zavaglia e Daniela Lizzio; infine Claudio, Domenica, Letizia e Federica Borella, Manuela e Christian Mazzola, Biagio Grasso.
Stralcio di posizioni ( gli atti tornano al PM) per i commercialisti Salvatore Cacace, Gaetana Patrizia De Luca e Maria Antonietta Chillè. Il commercialista Benedetto Panarello, per il quale il gip Materia aveva annullato gli arresti domiciliari lo scorso 30 gennaio, dovrà comparire davanti al gup Giovanni De Marco il 16 aprile prossimo: per nullità dell’atto di notifica.

Con l’operazione “Buco nero”, portata a termine dalla Squadra Mobile, che ha spulciato tra le carte della Demoter, lo scorso settembre furono eseguite 14 ordinanze di misura cautelare. Una bufera che si abbattè su ben 5 società- a detta dell’accusa facenti capo alla Demoter. Per gli indagati, le accuse, a vario titolo e in concorso tra loro, furono “plurime fattispecie di bancarotta fraudolenta”.
Sull’ordinanza si leggeva:” Il quadro investigativo raccolto ha consentito di dimostrare che i componenti dell’importante gruppo imprenditoriale della famiglia Borella hanno posto in essere una vera e propria operazione di depauperamento della più importante società, la DEMOTER s.p.a., operante nel settore degli appalti pubblici, attraversata da vicende processuali di criminalità organizzata, destinandola alla sicura decozione, secondo un preciso e predeterminato disegno criminoso, consistente nella sistematica e progressiva spoliazione dei rami attivi del suo complesso aziendale, collocandoli in nuove società, potendo contare sulla preziosa e proficua collaborazione, di esperti professionisti. Tutto ciò al fine precipuo di mantenere le attività del gruppo, sottraendole al rischio di misure interdittive ed all’aggressione dei creditori.”
In pratica, sostenne l’accusa,la Demoter, in prossimità del fallimento, avrebbe attuato una serie di distrazioni di somme, trasferendole ad altre società che facevano sempre capo a quella di movimento terra. In due anni- a detta degli inquirenti- sarebbero state distratte somme per 20 milioni di euro. L’operazione Buco nero portò anche al sequestro di 5 società, il cui valore ammontava a circa 10 milioni di euro.

 

 

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