Concorso ‘facile’ a Veterinaria: in Cassazione definitive le condanne per Tomasello e Macrì

tomasello per ecoE’ stato discusso sino a tarda sera, ieri in Cassazione, il processo scaturito dall’inchiesta che nel 2007 sconvolse la facoltà di Veterinaria, relativo a concorsi truccati e la gestione dei fondi regionali stanziati per il progetto Lipin.

La sesta sezione penale della Suprema Corte ha vagliato la posizione di 6 imputati: l’ex rettore Francesco Tomasello, l’ex preside della facoltà di Veterinaria, Battesimo Macrì, Stefano Augliera,Giuseppe Piedimonte, Antonio Pugliese, Eugenio Capodicasa e Ivana Saccà. I giudici hanno dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da Tomasello e Macrì; hanno rigettato i ricorsi di Augliera, Piedimonte, Capodicasa e Saccà. Prescrizione, invece, per Pugliese. Diventano dunque definitive le condanne inflitte in Appello.

Il processo, in secondo grado si era concluso con prescrizioni e sconti di pena. I giudici della Corte d’Appello di Messina, nel febbraio dello scorso anno, avevano dichiarato la prescrizione per due capi d’imputazione per l’ex rettore Franco Tomasello, riducendo la pena a 2 anni e 6 mesi ( in primo grado era stato condannato a 3 anni e 6 mesi). Prescrizione e pena ridotta anche per l’ex preside della facolta’ di Veterinaria, Battesimo Macri’, condannato a 3 anni, contro i 5 anni e 4 mesi del primo grado. Le altre condanne: 2 anni e 6 mesi per Antonio Pugliese, 4 anni per Giuseppe Piedimonte, 2 anni e 7 mesi per Stefano Augliera. Dichiarato il non luogo a procedere per prescrizione per altri 5 imputati.

Nell’ambito del filone di inchiesta che riguardava la gestione dei finanziamenti regionali erogati per il progetto Lipin, per cui furono indagati Eugenio Capodicasa, a capo del rettorato, e la moglie, Ivana Saccà, i giudici li avevano condannati a due anni, pena sospesa.
L’inchiesta che, oltre il rettore, vide indagate altre 24 persone tra docenti e funzionari dell’Università di Messina, era scaturita dalle dichiarazioni di un docente, Giovanni Cucinotta, che sostenne di essere stato costretto, nella qualità di componente della commissione di un concorso a cattedra, a pilotarne l’esito per aggiudicare un posto di professore associato al figlio del professore Macrì. Cucinotta sostenne di non essersi piegato. L’altro filone dell’inchiesta puntò sulla gestione “allegra” delle risorse destinate al progetto scientifico Lipin: 3 milioni di euro stanziati dalla Regione.

Nella difesa sono stati impegnati gli avvocati: Bonni Candido, Carmelo Scillìa, Nino Favazzo, Alberto Gullino, Tommaso Autru Ryolo.

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