Chiara Rizzo. Chiesto il giudizio immediato. La difesa: Inammissibile”

tribunale-di-reggio-calabriaLa Dda di Reggio Calabria ha chiesto il giudizio immediato per la messinese Chiara Rizzo, per l’ex ministro Claudio Scajola e per Martino Politi, tutti e tre ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta su presunti aiuti alla latitanza di Amedeo Matacena, marito di Chiara Rizzo ed ex deputato di Forza Italia, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.
Sono accusati di avere cercato di sottrarre Matacena all’espiazione della pena, attivandosi per farlo trasferire da Dubai, dove si trova, a Beirut, in Libano, ritenuto un Paese in cui è più difficile ottenere l’estradizione. Chiara Rizzo e Politi, factotum dell’ex politico, sono anche ritenuti responsabili, dalla Dda, di avere cercato di mascherare il capitale di Matacena per sottrarlo ad eventuali sequestri.

Gli avvocati Bonaventura Candido e Carlo Biondi, difensori di Chiara Rizzo, hanno dichiarato a commento della richiesta di giudizio immediato per la loro assistita:

“Appresa la notizia, abbiamo immediatamente inviato a mezzo pec, al gip di Reggio Calabria, una memoria difensiva, con la quale abbiamo illustrato l’inammissibilita della richiesta ( comunque formulata) e ne abbiamo chiesto il rigetto.
Continuiamo a mantenere un atteggiamento di doveroso rispetto nei confronti della Pubblica Accusa, delle loro prerogative e della loro attività, ma nel contempo non possiamo non rilevare che questa nuova iniziativa- assunta a pochissimi giorni dalla scadenza dei termini di custodia cautelare – a nostro giudizio appare avere l’unico obbiettivo di mantenere ferma la misura a carico della nostra cliente e di altri due indagati, peraltro in pendenza di due appelli della difesa aventi ad oggetto la richiesta di annullamento della misura ( che saranno discussi il 6/8 innanzi al Tribunale del Riesame di Reggio Calabria) e di quello – proposto dall’Ufficio di Procura- rinviato all’udienza dell’1/10-.
A nostro giudizio, la richiesta di emissione di giudizio immediato
(certamente lecita) è una forzatira giurifdica che, peraltro, discrimina di fatto la posizione della nostra assistita – ed altri due indagati – rispetto a quelli di altri che avrebbero concorso nei medesimi reati.
Confidiamo nel saggio rigetto, da parte del gip di Reggio Calabria, della richiesta dell’Ufficio di Procura”.

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