“Vi racconto la mia vita senz’acqua”. Un lettore ci scrive

acqua rubinettoRiceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore.

“Cara Redazione, vi scrivo perché uno sfogo mi serve ma anche perché voglio raccontare la “mia” verità sulla situazione dell’acqua a casa mia. Io vivo nella zona d San Licandro, continuo a leggere di normalizzazione, continuo a leggere i giornali, continuo a vedere gli orari in cui le autobotti arriveranno, continuo a sentire che la distribuzione dell’acqua nelle case c’è, razionata sì, ma c’è.

Eppure i miei rubinetti sono a secco dal 24 ottobre scorso. Non una goccia a ristorare una famiglia allargata di 5 persone, anzi quasi sei, considerato che mia figlia aspetta un bambino. Siamo io, vedovo da oltre 5 anni, mia figlia, la mia nipotina di 4 anni, mio genero e la mia mamma, che di anni ne ha 94 ed è costretta a letto da quasi 10 anni.

Io lavoro, mio genero pure e dell’approvvigionamento dalle autobotti non se ne può certo occupare mia figlia, in questo momento, o mia madre.

Ho sempre pagato tutte le utenze, con grandi sacrifici. Appartengo ad una generazione a cui non va di avere debiti, che preferisce pagare una bolletta e mangiare pane e cipolla piuttosto che pagare in ritardo. Ho la mia dignità. Viviamo dignitosamente, ma con immensi sacrifici e rinunce. Non ci possiamo permettere molto, ma l’acqua, pagandola, la davamo per scontata. Non posso comprarla, costa troppo per noi. Eppure non ne posso fare a meno, perché con una donna anziana che ha bisogno di cure e con una bambina piccola, l’igiene è fondamentale. E che igiene ci può essere in una casa senza acqua.

Sento parlare di progetti, di bypass, di tubi flessibili, di previsioni di tempi. Ma nessuno mi ha detto quanto dobbiamo ancora soffrire. Per quanto tempo dovrò alzarmi all’alba cercando di riempire un paio di bidoni per la mia famiglia? Per quanto tempo ancora mio genero dovrà girare per la città alla ricerca di un’autobotte per portare a casa qualche litro d’acqua?

Questa non è vita. Non è quello che voglio per mia figlia, e per i miei nipoti. Non possiamo dirci civili se mancano i beni essenziali. E cosa c’è di più essenziale dell’acqua?

Chiedo scusa per lo sfogo. Sono in tanti a soffrire da quasi 3 settimane, la mia è solo una piccola voce, ma spero che la farete sentire.

Cordialmente

P. M.”

(1842)

1 Comment

  • Flavia scrive:

    Tutto comprensibile… ma poniamo caso che anzichè franare la montagna di Calatabiano fosse franato il palazzo dove abita questa famiglia, magari a seguito di un terremoto?!? … Forse non è che per fatalità, per potenza della natura pur se per inefficienza umana non esiste rimedio e si potrebbe sempre trovarsi non solo senz’acqua, ma forse anche senza casa?!? …

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