Unime ricorda Mario Francese: “giornalista dalla schiena dritta” ucciso dalla mafia

mario franceseIl 26 gennaio 1979 il giornalista siciliano Mario Francese è stato ucciso dalla mafia. Oggi, a 40 anni dalla suo morte, l’Università di Messina ha voluto ricordarne l’impegno grazie anche all’intervento del figlio Giulio, oggi Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia.

L’evento, dal titolo “Il giornalista con la schiena dritta. Riflessioni su Mario Francese a quarant’anni dall’uccisione”, è stato organizzato dalla redazione di UniVersoMe e si è svolto questa mattina presso la Sala dell’Accademia Peloritana dei Pericolanti. I lavori sono poi proseguiti nel pomeriggio attraverso un workshop indirizzato agli studenti dell’Ateneo peloritano.

Morto, come ha ricordato il figlio «perché si è avvicinato troppo ad una verità che doveva essere taciuta», Francese scriveva di cronaca nera e giudiziaria per il Giornale di Sicilia. Scrisse delle stragi degli anni ’60 e fu il primo a parlare di “cupola” e a individuare lo schema con cui agivano le organizzazioni mafiose in Sicilia.

«Il seminario di oggi – ha esordito stamattina il professor Moschella, presidente del Centro studi sulle Mafie – non rappresenta solo un’occasione per ricordare il giornalista del Giornale di Sicilia, Mario Francese, ma anche un motivo di riflessione sull’amore per la verità e sul coraggio di manifestarla. L’omicidio di Francese si inquadra in un momento storico di profondo mutamento per le vicende siciliane e italiane. Egli scrisse senza paura, ponendo l’accento sul modello dell’organizzazione mafiosa incentrato sul ruolo della commissione e sull’avanzata, ancora nella sua fase iniziale, delle famiglie corleonesi. Il ’79 fu una stagione di delitti “eccellenti” che cominciarono proprio il 26 gennaio con l’omicidio di Mario Francese».

Una volta ricostruito il quadro dell’epoca grazie all’intervento del professor Luigi Chiara, direttore del Centro studi sulle Mafie, il professor Marco Centorrino, docente di Sociologia della Comunicazione presso l’Ateneo di Messina, ha puntato i riflettori sul ruolo che il giornalismo ha svolto negli anni nel contrasto alla criminalità organizzata: «Il giornalista di cronaca nera giudiziaria è colui che vive la Questura, sta vicino agli inquirenti per svolgere il suo compito. Per questo motivo risulta essere una minaccia per la mafia – ha spiegato – sia in termini di denuncia che di partecipazione alle indagini. Eventi come quello odierno sono piccoli mattoncini che possono contribuire a combattere l’omertà mafiosa ed il sicilianismo negazionista di facciata».

A chiudere i lavori sono state le parole di Giulio Francese: «Mio padre – ha ricordato – viveva in tempi in cui una cosa scritta sul giornale contava tantissimo solo perché appariva tra le pagine. I suoi articoli erano ricchi di umanità, amava entrare naturalmente in empatia con le persone ed in loro trovava le sue fonti. L’opinione pubblica vedeva in lui una persona credibile, ma la sua figura fu subito dimenticata».

«La sentenza del 2001, riaperta anche grazie all’impegno di mio fratello Giuseppe – ha proseguito – è stata al contempo un punto d’arrivo e di inizio per raccontare la verità sulla storia di Mario Francese. Come è ben descritto nel film di Pif “La mafia uccide solo d’estate” la gente non si faceva domande sull’esistenza della mafia dando credito a false storie su tutte le sue vittime oppure preferendo il silenzio. Ci sono volute le stragi per scuotere le coscienze, ma adesso tutti coloro che hanno dato la vita per la verità e la giustizia meritano di essere ricordati».

Oltre al figlio di Mario Francese, Giulio Francese, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, sono intervenuti il prof. Giovanni Moschella, Presidente del Centro studi sulle Mafie, il prof. Luigi Chiara, Direttore del Centro studi sulle Mafie, il prof. Marco Centorrino, docente di Sociologia della Comunicazione, la giornalista Claudia Benassai e Alessio Gugliotta, coordinatore UniVersoMe, testata giornalistica multiforme degli studenti Unime.

(Foto reperita sul sito Mario e Giuseppe Francese)

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