Tornare a Messina ed avviare un’impresa di liquori artigianali: la storia di Giardini d’Amore

In provincia di Messina, a Roccalumera, tra la ferrovia e il lungomare, sorgeva un piccolo opificio gestito da un anziano artigiano. Nel 2011 il laboratorio è in dismissione e tre giovani messinesi sparsi in giro per l’Italia e l’Europa decidono di rilevarlo e intraprendere una nuova avventura imprenditoriale. Inizia così la storia di Giardini d’Amore.

E’ l’avventura di Katia, Emanuela e Giuseppe, spinti dalla scelta di un cambiamento di vita che è diventata la storia di una nuova impresa in Sicilia, un’occasione di rilancio e sviluppo anche per il territorio e la sua filiera agrumicola con la creazione di una linea di liquori di alta gamma, attraverso cui imbottigliare i colori intensi ed i profumi unici della Sicilia.

Dopo sei mesi di formazione a fianco del vecchio proprietario per imparare le tecniche di realizzazione dei liquori e le principali ricette, inizia la fase di sperimentazione per raggiungere il nuovo concetto di liquore, artigianale ma con i dettagli innovativi che caratterizzano il brand Giardini d’Amore, nato nel 2015.

Sin dall’inizio è chiara l’idea di reinterpretare con gusto moderno le ricette antiche apprese con dedizione, per regalare una nuova identità alla tradizione italiana dei liquori artigianali. Gli anni di ricerche conducono alla decisione di puntare tutto sulla qualità delle materie prime, in buona parte di produzione propria – come i limoni “Interdonato”, il finocchio selvatico, i fichi d’India – e sulla totale naturalità del prodotto.

Rinunciando a coloranti, addensanti e aromi artificiali e utilizzando materie prime acquistate esclusivamente da aziende agricole selezionate, Giardini d’Amore ha stabilito così un vero e proprio codice di responsabilità, finalizzato a garantire l’eccellenza e la naturalità del prodotto.

Katia Cosentino, 37 anni, socia e responsabile comunicazione,  ed Emanuela Russo, 37 anni, socia e responsabile marketing, sono rientrate a Messina dopo circa 10-15 anni trascorsi da fuori-sede. Giuseppe Piccolo, 36 anni, socio e responsabile qualità e controllo, è già sul territorio ed è la persona che meglio conosce il mondo degli agrumi grazie anche alla propria azienda agricola.

Nessuno di loro aveva esperienze pregresse nel mondo dei liquori, ma la passione legata al mondo dei prodotti naturali li unisce. L’azienda prende il via con forze economiche personali, anche perchè trattandosi di un prodotto liquoristico l’accesso a bandi ed agevolazioni non è immediato.

Oggi Katia definisce il laboratorio come una “piccola sartoria” in cui ogni dettaglio è curato con attenzione, a partire dal packaging: una bottiglia innovativa realizzata a mano che ricorda le boccette di profumo per trasmettere immediatamente l’immagine di un prodotto di eccellenza e qualità.

Importante è poi l’indotto creato dall’azienda sul territorio, soprattutto in un Paese come l’Italia con un tessuto imprenditoriale tradizionalmente composto da PMI. Innanzitutto a livello di prodotto: le materie prime, spezie e agrumi, provengono dal territorio circostante. I tre prodotti di punta di Giardini d’Amore, limone Interdonato, finocchietto selvatico e fico d’india, provengono da Roccalumera e Fiumedinisi. Il pistacchio e la mandorla rispettivamente da Bronte e Avola, la liquirizia è calabrese mentre per la cannella la filiera è un pò più lunga, provenendo dallo Sri Lanka.

Oltre all’impiego degli agrumi, un impatto per il contesto è dato dal lavoro, dal momento che alcuni cicli di produzione richiedono  l’impiego di 2-3 collaboratori.

«La bottiglia invece  – spiega Katia Cosentino – è il risultato di un assembramento di maestranze italiane provenienti da varie parti. Cerchiamo di realizzare in Sicilia tutto ciò che è disponibile, ma il nostro compromesso è sempre volto all’ottenimento di un prodotto eccellente. Ci piacerebbe poter realizzare in loco tutte le attività, individuando anche nuovi partner».

Infine, altra forma di ritorno è data dall’attività di comunicazione dedicata ai prodotti del territorio, che non si traduce immediatamente in ritorno economico ma crea in potenziale nuove opportunità lavorando sulla cultura della buona alimentazione e delle eccellenze territoriali. Si è iniziato a farlo molto sul cibo, è bene ora passare alla lettura delle etichette anche del beverage.

Quali sono i canali di distribuzione dei vostri liquori?

«Siamo posizionati sul canale ORECA: hotel, ristoranti e bar di alta fascia. Stiamo lavorando anche sull’utilizzo in miscelazione, nei cocktail. Da poco abbiamo lanciato la nostra prima cocktail list, con 10 barmanager di tutta Italia che si sono lasciati ispirare dai nostri profumi per creare il proprio cocktail. Tra questi anche il messinese Michele Salerno, con la sua ricetta chiamata Grecale».

Quali sono le principali difficoltà incontrate?

«Innanzitutto il tempo che si impiega a fare le cose. Cerchiamo di fare le cose bene e in tempi il più veloci possibili, perché il tempo è denaro. Purtroppo invece spesso ci relazioniamo con realtà che impiegano più tempo del dovuto. Poi la mancanza di precisione nel fare le cose. Infine la complessità della materia, ogni liquore ha 4 registri di carico e scarico alcol. C’è un controllo capillare su ogni goccia di alcol, dobbiamo documentare anche la perdita alcolica, perciò il lavoro che c’è dietro è tanto».

Qualche consiglio per chi vuole fare impresa in Sicilia, che caratteristiche servono?

«Prima di tutto la curiosità. Alla Sicilia non manca nulla per essere competitiva a livello internazionale, viviamo in un contesto ricco di punti di forza. In generale oggi c’è la tendenza a riscoprire il valore della tradizione e del lavoro artigianale, ci sono molte risorse già disponibili, basta conoscerle e saperle valorizzare.
Noi non ci siamo inventati nulla di nuovo, con Giardini d’Amore abbiamo solo dato un carattere innovativo a qualcosa che già c’era. Poi la professionalità. Una volta individuata la risorsa è necessario farla propria, innovarla con tutte le competenze acquisite».

Com’è il bilancio di chi ha ripreso a vivere a Messina e ha avviato un’impresa?

«E’ positivo per diversi aspetti. Lavorare in un contesto come il nostro è gratificante e la vita nella nostra terra può essere ricca di stimoli. Poi qui è ancora forte l’importanza del contatto umano e del dialogo: in Sicilia si usano poco le mail, è meglio vedersi personalmente».

Ci sono opportunità aperte in Giardino d’Amore?

«Ad oggi la necessità è quella di sviluppare l’area commerciale, che deve essere potenziata. Poi siamo sempre pronti a valutare nuovi partner che vogliano supportarci nella creazione di un prodotto di eccellenza».

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