Teatro Messina. Il Presidente Luciano Fiorino si dimette. Ecco la lettera di addio

Luciano FiorinoLuciano Fiorino lascia la presidenza dell’Ente Teatro di Messina. Le sue dimissioni, con effetto immediato, vengono formalizzate attraverso una lettera che Fiorino ha indirizzato al sindaco Cateno De Luca nella quale racconta quanto fatto nell’ultimo anno dentro e per il Vittorio Emanuele.

Riportiamo di seguito il testo integrale della lettera.

Caro Sindaco De Luca,
per prima cosa desidero congratularmi per l’esito elettorale e Le formulo il mio più vivo augurio di buon lavoro per il difficile compito che l’attende, augurio che estendo alla Sua Giunta anche a nome di tutto l’Ente Autonomo Regionale Teatro di Messina che da giugno 2017 e fino a questo momento mi sono onorato di rappresentare nella qualità di Presidente.

Sebbene la naturale scadenza del mio ruolo istituzionale sia fissata fra tre anni (il 18 giugno del 2021), ho deciso irrevocabilmente di rimettere il mio mandato con effetto immediato, auspicando una immediata e veloce rifondazione degli organi gestionali di sua competenza. Ritengo infatti opportuno metterla in condizione di esercitare liberamente il suo diritto/dovere di scegliere la figura più adatta a rappresentare il principale organo culturale di Messina, in linea con il suo modello di sviluppo culturale e di comunità.

Quando un anno fa ho accettato, per puro spirito di servizesio, di governare il Teatro di Messina, esso versava in un grave stato di crisi, umiliato dalle stesse istituzioni che erano preposte ad averne cura, e schiacciato da lotte intestine e debiti accumulati per oltre un milione di euro che ne riducevano la gestione a continue emergenze ed arretrati. Il suo personale, già da anni in vana attesa di una necessaria riorganizzazione, si trovava in perenne stato di agitazione e demotivazione. Per questi motivi, l’Ente godeva di un’immagine pubblica gravemente compromessa a livello locale e nazionale.

Per trascinare il Teatro fuori dalle secche e prepararne il rilancio, durante il mio breve mandato ho cominciato a colmare antichi gap adottando, tra enormi difficoltà, un approccio trasparente, pragmatico e appassionato. Lo stesso che oggi, rimettendo il mandato, chiedo a nome della mia Città a Lei, Sindaco.

In questo anno di lavoro è stata condotta un’azione di governo saldamente basata sul senso di responsabilità istituzionale e portata avanti con freschezza, creatività e dinamismo, ma questo non può bastare: la politica e le sue istituzioni devono dare un segnale forte e chiaro e decidere una volta per tutte, in tempi brevi, cosa vogliono fare di questo eccezionale patrimonio che può e deve diventare un vanto nazionale.

La città di Messina ha bisogno di un progetto culturale forte, sviluppato in sinergia con le forze sane della società civile territoriale, che veda il Teatro come principale attore e motore di uno sviluppo che è concretamente possibile e che la città merita. Questo è quello che ho iniziato a fare durante il mio breve mandato e mi auguro che, a fronte dei primi risultati raggiunti, la sua amministrazione si impegni a migliorarlo. Perché l’EAR non diventi un altro luogo di esercizio di populismo ma piuttosto spazio popolare di cultura a servizio della nostra intera comunità.

Oggi, con orgoglio, lascio un Teatro diverso rispetto a quello trovato. In poco meno di un anno sono stati avviati nuovi percorsi di sviluppo, rilanciate progettualità, costruito reti territoriali e nazionali,  offerto cultura ad un pubblico sempre più ampio e numeroso. Questo cammino, iniziato ma di certo non concluso, ha conosciuto anche degli errori; ma bisogna pur concedersi la possibilità di sbagliare, a condizione che di tali errori ci si riservi gelosamente la responsabilità.

La relazione che segue, che è parte integrante di questa lettera, dà contezza degli obiettivi perseguiti e di quelli realizzati, dell’operato fin qui svolto nello scenario appena descritto e dei traguardi tangibili raggiunti dall’Ente nell’ultimo anno, l’unico del mio mandato.

Di contro, sono ancora moltissimi i problemi insoluti, su cui chiedo con forza tutta la Sua attenzione istituzionale.

Innanzi tutto, il Comune di Messina che non eroga il contributo dovuto all’Ente da 4 anni.

Il contributo regionale al Teatro, dal canto suo, è assai sottodimensionato e inaccettabilmente più basso di quello riservato ad altri teatri siciliani. Non è ammissibile che i contributi ordinari erogati portino con sé un carattere di disparità sociale tale per cui sul cittadino messinese si riversa un investimento di 16 euro, mentre su quello catanese di quasi 43.

L’orchestra del Teatro di Messina, che tutta l’Italia ci invidia, non è messa nelle condizioni di esercitare la propria professionalità in modo stabile, per ragioni su cui è necessario fare chiarezza.La struttura monumentale che ospita il Teatro è un edificio storico di grande pregio, un vanto per la nostra Città; ma nonostante ciò, non è oggetto di attenzione né cura da parte politica.

Il Teatro dispone di competenze professionali molto elevate, ma la discontinuità degli incarichi di nomina politica non permette nemmeno la gestione della normale amministrazione, a partire dalla regolare approvazione dei bilanci.

Ancora una riflessione, per accendere i riflettori su una questione che troppo spesso passa sotto traccia. Il mio mandato è stato espletato, per la prima volta nella storia dell’Ente, a titolo gratuito: non ho percepito alcuna indennità a fronte della mia prestazione  professionale. Per rispetto dell’Ente che mi sono onorato di rappresentare, la mia gestione ha applicato una stringente politica di spending review, sospendendo poco dopo l’insediamento tutti i rimborsi spese e regolamentandoli subito dopo.

Personalmente, com’è facile verificare, nell’intero anno di mandato tutti i miei rimborsi ammontano a 540 euro e in generale la spesa dell’intero Ente è stata ridotta di oltre l’80%.

Ma se le politiche di restringimento della spesa sono oggi doverose per tutti gli enti pubblici come conseguenza e contraltare ai vergognosi sprechi degli anni passati, un discorso a parte andrebbe fatto per il riconoscimento del lavoro di professionisti che investono il proprio tempo e mettono a disposizione le loro competenze per la gestione della cosa pubblica. Mi auguro che possa aprirsi una riflessione generale su questo, perché la dignità di un progetto culturale passa anche dalla dignità di chi ad esso dedica tempo e professionalità ed è necessario investire risorse economiche se si intende veramente dare continuità ai progetti validi e garantirsi i frutti migliori.

Su questi temi, per approfondimenti o altri chiarimenti rimango volentieri a disposizione sua e della mia comunità.

In sintesi, il Teatro di Messina rappresenta un patrimonio eccezionale, ma per trasformarlo nell’eccellenza nazionale che merita è necessario adesso che politica e istituzioni lancino un segnale forte, in sinergia con le forze sane della società civile territoriale.

Dal canto mio, voglio ringraziare tutti quei lavoratori del Teatro che, a vario titolo e in silenzio, contribuiscono al suo funzionamento; grazie ai miei compagni di squadra, al Sovrintendente, agli infaticabili direttori artistici (professionisti anche loro a titolo gratuito!), al responsabile della mia segreteria senza il quale molte cose sarebbero state estremamente più complicate, a tutti coloro che mi sono stati vicino in ogni modo. Grazie a Renato Accorinti per la fiducia e il privilegio che mi ha concesso.

Ma grazie soprattutto alla mia famiglia: i miei genitori e mio zio che mi hanno insegnato ad essere un buon cittadino, mia moglie con i miei figli che hanno faticato anche più di me in questo anno trascorso.

Sindaco De Luca, mi piace concludere riportandoLe un brano tratto da un monologo a me caro, scritto da Mattia Torre per “La Linea Verticale”: un interessante spunto di riflessione per chi vorrà
apprezzarlo.

L’Italia è il paese dove ognuno vorrebbe stare da un’altra parte. Dal presidente del consiglio che farebbe carte false per governare un civile paese nord europeo, fino all’ultimo dei disperati  che cerca rame per rivederlo come negli anni ’50. Tutti intimamente vorrebbero stare da un’altra parte.

L’Italia è un vecchio paese nel più affascinante dei continenti. Ha un clima formidabile, mare, montagne, campagne stupende, città d’arte, cibo eccellente e sono tutti da sempre infelici.

L’Italia ti comunica che tutto potrebbe essere magnifico. Ti comunica l’idea che le cose in passato, forse ad un certo punto, sono andate diversamente, ma ineluttabilmente poi siamo arrivati fino a qui. 

E ora tu puoi sognare che tutto sia diverso. Ma lo puoi solo sognare.

L’Italia è il paese in cui tutti vorrebbero stare da un’altra parte. Chi in un altro paese, chi in un altro quartiere, chi dentro un altro matrimonio, chi a fare un altro mestiere. Solo pochi, pochissimi, sono contenti di stare nel posto in cui si trovano.

Sono le persone felici di trovarsi nel posto in cui si trovano che danno un senso alla propria vita, perché fanno bene il loro lavoro, fanno ciò che desiderano. Sono cittadini di un’altra era, ma di un’era che deve ancora venire. Non hanno bisogno di glorificare se stessi, sono felici perché sono innamorati di quello che fanno, hanno il senso degli altri, il senso della comunità. Danno un contributo al paese non solo con il loro lavoro, che pure è importante, ma con la serietà che mettono nelle cose. La loro vita ha un senso.

Io sono contento di stare qui.

Cordiali saluti
Il Presidente dell’E.A.R. Teatro di Messina
Luciano Fiorino

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