Signorino attacca l’inerzia del Consiglio: “Sarei pronto a dichiarare default”. La Barrile risponde

Signorino nuovo Piano riequilibrioNuovo botta e risposta tra il vicesindaco Guido Signorino e la presidente del Consiglio comunale Emilia Barrile. 

“Prima ancora dell’avvio delle azioni esecutive sarei pronto a trarre le dovute conseguenze: dichiarare un default causato non tanto dalla mancanza delle risorse per il riequilibrio quanto dalla impossibilità di gestire il rapporto con i creditori”: sono le parole del vicesindaco e assessore al Bilancio Guido Signorino che ha risposto così al presidente del Consiglio comunale Emilia Barrile. Le lettere dei due nascono dopo la bocciatura in Consiglio della richiesta di accesso al prestito della Cassa deposito per coprire il debito con l’Ato3 rifiuti di quasi 12 milioni di euro. Signorino aveva accusato i consiglieri, la Barrile aveva puntato l’indice contro i ritardi nella presentazione della delibera e adesso il vicesindaco torna alla carica paventando il rischio del crack finanziario se le frizioni degli esponenti politici con gli atti della giunta municipale dovessero proseguire. “La mia nota – prosegue Signorino alla Barrile – origina da una preoccupazione rivolta al futuro prossimo dei lavori istituzionali: il rischio, come detto, che frizioni dell’Aula e una bassa presenza di consiglieri (da qualsiasi motivazione determinata) possano implicare il blocco dell’attività deliberativa di fronte a provvedimenti di particolare delicatezza quale il riconoscimento dei debiti fuori bilancio”. Il vicesindaco sottolinea che se il Consiglio dovesse continuare come con il debito dell’Ato3 potrebbe essere attivata una reazione a catena di azioni di rivalsa da parte dei creditori. La Barrile ha inviato la nota ai Consiglieri comunali rispondendo anche a Signorino: “Non posso esimermi dall’esprimere ogni perplessità sulle argomentazioni poste dal vicesindaco, non si può imputare la ingiustificata e sistematica inerzia nella proposizione di un provvedimento alla responsabilità del Consiglio che invece per la delicatezza dell’atto sottoposto alla sua attenzione ha la naturale necessità di comprendere le ragioni giuridiche e di merito sotto il profilo del reale soddisfacimento di un pubblico interesse”. @Acaffo 

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