Rendiconto 2018. MessinAccomuna contro De Luca: «Parla male di Accorinti per parlar bene di sè»

renato accorinti e cateno de luca

Nuovo scontro tra MessinAccomuna e il sindaco Cateno De Luca. Sotto i riflettori, questa volta, è finito il rendiconto 2018 del primo cittadino. Un’analisi che mostrerebbe alcune “falle” della cecchia amministrazione Accorinti a cui MessinAccomuna risponde, grafici alla mano. Di seguito la nota integrale di MessinAccomuna.

Anche nel “vedemecum” consegnato a Consiglieri e stampa sul rendiconto 2018 De Luca non esce dalla sua ossessione amministrativa: parlar male di Accorinti per parlar bene di sè, dicendo cose sbagliate, contraddicendosi e non dicendo quello che dovrebbe. Il documento si perde in disquisizioni e argomentazioni nei fatti smentite dalla stessa relazione, e non fornisce la più importante informazione del rendiconto: quale è il saldo di bilancio, considerando tutti i vincoli alle spese e quelli imposti dalla legge, e se sia stato o meno raggiunto l’obiettivo di riduzione del disavanzo per il 2018.

Sottolineiamo alcuni punti.

1. De Luca dice che il 70% dei messinesi non paga la TARI. È un insulto ai messinesi e all’Ufficio Tributi. Il Sindaco si sarà confuso: la percentuale negli anni scorsi era esattamente inversa. Invitiamo i Consiglieri Comunali a fare immediato atto ispettivo presso l’Ufficio Tributi, informando la città del risultato. Scopriranno che, contrariamente a quanto dice De Luca, fin dal 2012 l’Ufficio Tributi incrocia le banche dati (tributi, anagrafe, SUAP, catasto). Le famiglie “fantasma” si sono così ridotte da 35-40.000 circa nel 2012-13 a 24.000 nel 2016, a meno di 14.000 nel primo semestre 2018. Gli accertamenti dell’Ufficio sono passati da 2,5 milioni nel 2013-14 a 5,9 milioni nel solo primo semestre 2018; le liste di carico lasciate in eredità a De Luca avrebbero dovuto portare il dato a 9 milioni entro dicembre. Aver eliminato il fondo per i meno abbienti è stato un grave errore, che incrementerà (per colpa della Giunta) la mancata riscossione; fosse vero quanto dice, aver portato la riscossione al 30% è davvero il peggior risultato che De Luca porta al consuntivo 2018.

2. De Luca rileva lo scostamento tra entrate programmate nel previsionale 2018 e risorse realizzate a consuntivo. Cosa intende dire? Quel previsionale fu “studiato” da lui per tre mesi e poi sottoscritto per l’approvazione del Consiglio. Se lo considera farlocco, ne è complice. Guardiamo la storia recente delle entrate del Comune. Le entrate accertate nel consuntivo 2014 erano pari a € 447.966.729,73; nel 2015 a € 515.791.774,15, nel 2016 a € 573.979.357,42, nel 2017 a € 617.348.878,95. Nel 2018, dopo un progresso continuo e regolare nel complesso pari al 38%, l’esordio in amministrazione di De Luca riduce le entrate a € 443.451.498,47: poco meno di 5 anni fa. Non proprio un risultato lusinghiero!

3. Definisce questo il primo bilancio “veritiero”. Tutti i bilanci precedenti sono stati approvati col parere favorevole dei Revisori dei Conti, che ne asseveravano la veridicità. Se ha ragione il Sindaco, come mai il Collegio dei Revisori (presieduto all’epoca dall’attuale esperto finanziario del Sindaco) espresse parere favorevole?

4. Le tabelle che evidenziano risparmi sono presentate in maniera fuorviante: * Riduzione delle spese della politica: è effetto della legge, non suo merito. * Accelerazione della spesa: i risultati del primo semestre 2018 (De Luca non c’era) sono sostanzialmente identici a quelli del secondo e ovviamente coerenti col bilancio di previsione predisposto dalla precedente amministrazione. * Azzeramento degli interessi sull’anticipazione di cassa: sono dovuti al fatto che nel 2017 la precedente amministrazione aveva riportato in condizioni di normalità il ricorso all’anticipazione, praticamente azzerandolo già dal primo semestre 2018. * Costi degli incarichi delle società partecipate: salvo quelli dei Direttori Generalisono per legge parametrati ai compensi del Sindaco, ridotti dalla Regione (nessun merito di De Luca). De Luca non comunica il costo complessivo delle partecipate e non dice quanto pesano IN PIU’ sul bilancio le società nuove che (CONTRO I SOLENNI IMPEGNI ASSUNTI NEL PROGRAMMA ELETTORALE DEPOSITATO) ha creato, con nuovi CDA, Presidenze e Organi di direzione e controllo. Dica a quanto ammontano queste spese e se, nel complesso, il costo delle partecipate per il Comune si è ridotto o se, viceversa, è aumentato. 5. Parla di un azzeramento dell’utilizzo dell’avanzo di amministrazione, ma dice di aver costruito l’equilibrio di bilancio utilizzando le economie realizzate nell’improbabile (normativamente) “riaccertamento straordinario” che dichiara di aver operato a inizio mandato. Così si contraddice nei termini: accusa le precedenti amministrazioni di aver costruito equilibri di bilancio con l’avanzo di amministrazione, e al tempo stesso dichiara di aver generato un avanzo di amministrazione con cui costruisce l’equilibrio di bilancio. L’avanzo di amministrazione è infatti ciò che risulta aggiungendo al saldo di cassa la gestione dei residui. Se davvero l’applicazione dell’avanzo è un fatto negativo per i bilanci, sfidiamo De Luca a non proporla per l’avanzo 2018. La chiederà, come è ovvio, corretto, legittimo.

Il grafico seguente evidenzia le entrate a consuntivo del Comune, mostrando che nel 2018 si è tornati al livello del 2014, dopo un continuo incremento che aveva accresciuto le entrate di ben il 38% in quattro esercizi:

Ancora sulla TARI, il grafico mostra l’attività svolta dagli uffici nel contrasto all’evasione (accertamenti e riscossioni) dal 2013 al primo semestre 2018:

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