Recupero zona falcata. “Messina e il suo porto”: convegno di Italia Nostra

zonafalcata“La città nuova inizia. Messina e il suo porto: prove tecniche di  riunificazione”. Questo il tema del convegno organizzato dalla sezione locale di Italia Nostra, che si terrà, questo pomeriggio alle 17.00, nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca. Il braccio di San Raineri, il luogo più pregiato della città, versa in uno stato di totale abbandono. Il recupero di Messina passa anche e soprattutto dal recupero del rapporto con la falce e, quindi, con il porto. Dopo i saluti della presidente di Italia Nostra Antonietta Mondello, i lavori saranno aperti da Nicola Aricò (“Il parco urbano di Marcantonio Colonna nel  braccio di S. Raineri,  1581-83”). A seguire, gli interventi di Elena La Spada (“Snudare agli occhi la bellissima veduta del mare. Progetti e idee per il futuro della falce”), Guido Signorino (“L’area falcata per rigenerare Messina”) e Luciano Marabello (“Falce e città: la forma come strategia di progetto”).

«Una serie di circostanze storiche — spiega Antonietta Mondello, presidente della sezione locale di Italia Nostra — hanno creato un profondo discrimine tra questo territorio e i cittadini. Quanti di noi si sono addentrati in questa porzione di città, hanno scoperto l’incanto della spiaggia che si estende dalla parte esterna del porto lungo il versante  aperto al mare dello Stretto, dove tuttora si forma il terribile gorgo che i greci chiamavano Cariddi?». «Quasi sempre — prosegue Antonietta Mondello —abbiamo guardato il nostro porto da dirimpettai, dalla parte della terra ferma e dal centro urbano. Dalla passeggiata a mare, dalla balconata di Cristo Re, oppure dai Forti Umbertini e da Dinnammare incastonandolo come un gioiello in una panoramica che man mano si allargava a tutto lo Stretto fino a Capo Peloro e alla costa  calabrese. L’abbiamo osservato come un bell’oggetto, come se la natura lo avesse offerto alla vista, ma non alla fruizione. La falce e la città non si appartengono. Un raccordo maldestro e dall’aria provvisoria, il Cavalcavia, ha occultato il Bastione Don Blasco alterando la morfologia del territorio. Improvvide destinazioni d’uso e pianificazioni affrettate hanno fatto il resto».  

Il convegno vuole provare a ricucire lo strappo tra  Messina e il proprio porto e a identificare discrasie e contraddizioni. Ma, soprattutto, vuole dare una speranza di bellezza e di resurrezione alla città ripartendo dall’origine, dal luogo dove narrazione fantastica e concretezza si sono intrecciate, dove mitici racconti di sovrumane castrazioni sono diventati terra dalle multiformi vocazioni, luogo di religiosità o di difesa militare, di scambi commerciali e di industrie marinare. I quattro relatori parleranno di riqualificazione sostenibile, rispettosa dei valori e del significato che questo luogo esprime per i messinesi.

«Siamo convinti — spiega ancora la presidente di Italia Nostra — che vocazione e incentivazione turistica significhino riconoscimento dei caratteri storico-architettonico-paesaggistici tipici di un  determinato territorio e non omologazione a modelli esterni ed estranei allo spirito del luogo».

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