Pensione Quota 100: a Messina quasi 400 domande in 7 giorni

inps messina371 domande in 7 giorni: è questo il bilancio delle richieste presentate all‘INPS a Messina per andare in pensione in anticipo con la cosiddetta Quota 100. Dato che si inserisce in un contesto più ampio che vede la Sicilia tra le regioni in cui è stato presentato il maggior numero di istanze.

La misura, varata dal Governo Lega e Movimento 5 stelle, prevede la possibilità, per chi lo richiede e possiede determinati requisiti, di andare in pensione in anticipo rispetto a quanto previsto dalla normativa.

I dati resi noti dallINPS nelle ultime ore indicano un totale di domande pervenute, dal 29 gennaio 2019 alle ore 19 di ieri, lunedì 4 febbraio, di 19.806 domande in tutta Italia. Sebbene Milano sia la terza città per numero di istanze presentate (748), le regioni con maggiori richieste sembrano essere quelle del Sud.

Prime “classificate”, infatti, sono Roma, con 1.777 richiedenti, e Napoli, che è arrivata finora a un totale di 1.008. Seguono a ruota altre grandi città come: Palermo con 633 domande, Catania con 607, Bari con 534, Salerno con 446, Torino con 445, Messina con 371, Firenze con 319, Cosenza, Lecce e Cagliari con 304.

Il dato appare chiaro, tralasciando Firenze, le città in cui sono pervenute maggiori richieste per ottenere la pensione anticipata grazie a Quota 100, sono tutte del Sud Italia. Messina, come si nota da queste prime rilevazioni, è terza, tra i principali capoluoghi della Sicilia, dopo Palermo e Catania.

Le domande, ricordiamo, possono essere presentate da chi, come si legge sul sito dell’INPS: «È in possesso, nel periodo compreso tra il 2019 e il 2021 di un’età anagrafica non inferiore a 62 anni e di un’anzianità contributiva non inferiore a 38 anni».

Le istanze possono essere inviate online direttamente all’INPS, collegandosi sul sito e usufruendo del servizio dedicato, denominato “Domanda di pensione di anzianità/anticipata Quota 100”. In caso di necessità di maggiori informazioni è possibile consultare il sito dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, oppure rivolgersi agli enti di patronato e ai Caf (centri di assistenza fiscale).

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