Pagare tasse o servizi lavorando: arriva a Messina il baratto amministrativo

Foto frontale del Municipio di MessinaOggi a Messina chi non può permettersi di pagare tasse come l’IMU e la TARI o servizi, come ad esempio la mensa scolastica, potrà usufruire del baratto amministrativo e pagare attraverso lo svolgimento di lavori utili per la collettività.

Lo scorso 18 febbraio, infatti, la Giunta De Luca ha approvato il “Regolamento del baratto amministrativo” e la sua immediata esecutività. La misura consente ai residenti di Messina che hanno un reddito inferiore a una determinata soglia – che si trovano, quindi, in condizione di disagio economico e sociale – e non possono materialmente pagare i propri contributi, di saldare il debito svolgendo lavori socialmente utili alla collettività (come lavori di pulizia delle strade, ecc.). Questo non comporterà, in ogni caso, l’instaurazione di un rapporto lavorativo vero e proprio e potrebbe prevedere la partecipazione a corsi di formazione.

Il baratto amministrativo sarà applicabile al pagamento di imposte e tributi quali IMU e TARI e a tariffe per servizi a domanda individuale (la mensa scolastica, l’asilo nido, i servizi sociali). Potranno usufruirne, in misura differenziata, i residenti del Comune di Messina che rispondano ai seguenti requisiti:

  • Reddito ISEE compreso tra zero e 2.000 euro (esenzione totale);
  • Reddito ISEE compreso tra 2.001 euro e 3.000 euro (esenzione parziale del 50% di imposte, tributi e contributi.

Per accedere a questa possibilità occorrerà compilare un modulo che verrà reso disponibile, presumibilmente in tempi brevi, sul sito istituzionale di Palazzo Zanca. L’istanza andrà poi consegnata insieme alla documentazione che attesti l’ISEE del richiedente e la condizione di disagio economico-sociale.

La misura è nata per consentire a chi non può pagare le tasse di ottemperare ai propri doveri di cittadino e contribuire al benessere e al funzionamento della comunità di cui fa parte, ma nella misura delle proprie possibilità, come previsto dall’articolo 53 della Costituzione.

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