Metromare: arriva la proroga. Un Comandante ci dice…

ustica linesÈ arrivata ieri in serata verso le 20, l’ufficializzazione della nuova proroga che dovrebbe durare, anche questa, altri sei mesi. È stata una ridicola corsa contro il tempo dove s’è dato sfogo alle più assurde stranezze: ore 14:00, il Sindaco Accorinti tenta il “sorpasso” dell’Ustica Lines proponendo una nuova Compagnia, la DEA, peccato solo non riesca a rispettare gli standard di sicurezza; ore 18:00 arriva la notizia, non confermata, della proroga al servizio; ore 20:30 la notizia è ufficiale, l’affidamento ad Ustica Lines è prorogato.

Una caotica ricerca della “miglior toppa per riparare il buco” che si sarebbe dovuta evitare. Si tratta infatti,  di una scadenza che tutti ben conoscevano, non si sarebbe dovuto aspettare il 30 giugno per parlarne, ma tutto si sarebbe dovuto risolvere prima, con l’impegno del Ministro Lupi a bandire nuove gare d’appalto per garantire ai migliaia di pendolari di raggiungere le sponde delle due Regioni.
Ustica Lines, la compagnia trapanese che si è assunta l’incarico di effettuare i collegamenti fin dal grande flop dellaMetromare s.p.a., ha deciso di continuare, pur con enorme sacrificio, ma con un dictat insindacabile: niente corse il sabato e la domenica.
Così questa mattina le maestranze Ustica Lines: capitani, ufficiali di bordo, mozzi e ormeggiatori, hanno ripreso il servizio. Abbiamo voluto raccogliere la loro testimonianza, loro che insieme all’utenza sono coloro che più di chiunque altro sentono la stretta della precarietà.
Capitano, ieri l’avviso che le corse sarebbero state sospese dal 1 luglio, oggi si viaggia di nuovo, cosa è successo?
“Difficile dire come siano andate le cose, il Ministero dei Trasporti in questa storia non è stato un buon interlocutore. Ieri sera a sorpresa, intorno alle 21 abbiamo ricevuto la telefonata della società che ci comunicava che oggi saremmo stati di servizio. Oggi era per tutti il nostro giorno di riposo eppure, eccoci qui. Quello che sappiamo è che la società ha deciso di non viaggiare nei week end.
Una curiosità: l’equipaggio dov’è residente?
“La maggior parte di noi è residente nella provincia di Messina, alcuni per raggiungere il porto devono percorrere chilometri di autostrada…”
Quindi, tra l’altro, spostarvi vi comporta sacrifici?
“Bhè sì, ma credo che siano più che ricompensati quando si lavora bene, ed è così per noi col nostro armatore, peccato solo questa incertezza del Ministero, ma la nostra compagnia la subisce, non è colpa dell’Ustica Lines”.
Capitano, quando l’Ustica Lines prese l’incarico di garantire il traghettamento veloce tra Reggio e Messina, sono stati effettuate nuove assunzioni per coprire il nuovo servizio?
“Certo la dirigenza assunse circa 65-70 persone in più, lavoratori che senza la proroga da oggi sarebbero “rimaste a casa”. Stiamo parlando di assunzioni trasversali: da Capitano a mozzo,quindi tutte le specialità impegnate nel servizio marittimo, compreso il personale di biglietteria”.
Sapete quale sarà la durata di questa ennesima proroga?
“No davvero, non sappiamo ancora niente. Siamo qui perché c’è stato chiesto dalla società, e noi siamo sempre pronti a rispondere. Durerà un mese, due, sei mesi? Non sappiamo davvero cosa risponderle”
Tanto rumore per nulla, insomma. Tante promesse da più parti, ma nessuna certezza?
“E’ del Ministero il compito di dare certezze. Noi sosteniamo l’armatore dell’Ustica Lines. La nostra è una compagnia privata, è una impresa che impegna propri capitali è logico che deve esserci un guadagno. Ogni imprenditore si assume il rischio della propria attività e lo fa, comprensibilmente, solo in previsione di un ritorno economico. Ostinarsi nel pretendere un servizio nell’inerzia delle istituzioni pubbliche è un attentato alla libertà di fare impresa. Se le società falliscono, i lavoratori rimangono disoccupati. Chi ci guadagna così. Non sarà il caso dell’Ustica Lines, che conta circa 250-300 e anche più dipendenti: c’è il settore Sicilia, Egadi, Eolie, Pelagie etc.
Ma è ovvio che se non si staccano biglietti a sufficienza, se non ci sono le giuste entrate, il servizio da espletare diventa solo un sacrificio”
Già perché dobbiamo ricordare che far partire un aliscafo, fosse anche solo per una corsa, ha dei costi considerevoli.
“Infatti. Lasciando pure fuori le spese per gli stipendi, pensiamo solo ai costi di manutenzione e a quelli del carburante. Ogni volta che i nostri aliscafi lasciano il porto dell’una per raggiungere quella dell’altra sponda e viceversa, vengono bruciati circa 800 litri di gasolio”.
Sarebbe proprio il caso di ricordalo alle autorità!
Giovanna Legato 

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