Messina. Ricercatrice UniMe porta a casa il premio Giovanni Magni

Germana Lentini, ricercatrice unime, università degli studi di messinaAncora un successo per l’Università degli Studi di Messina: la giovane dottoressa Germana Lentini, ricercatrice dell’Ateneo peloritano, ha ottenuto il prestigioso premio nazionale alla memoria di Giovanni Magni per il miglior lavoro scientifico e il miglior contributo alla scienza a livello nazionale, svolto e portato avanti nel campo della genetica e biologia molecolare dei microrganismi.

I risultati del lavoro della dottoressa Germana Lentini, ricercatrice presso il Dipartimento di Patologia Umana dell’Adulto e dell’Età Evolutiva “G. Barresi”, sono stati conseguiti negli anni 2018-2019 e pubblicati su una rivista internazionale. Il premio le è stato assegnato dalla Fondazione Adriano Buzzati-Traverso che ha scelto il suo studio tra quelli delle ricercatrici del settore a livello nazionale sotto i 35 anni.

La Commissione, presieduta dal dott. Silvano Riva, ha premiato il lavoro pubblicato su “Scientific Reports” (rinomata rivista presso il gruppo letterario Nature) ed intitolato “The plasminogen binding protein PbsP is required for brain invasion by hypervirulent CC17 Group B streptococci”.

Lo studio, spiegano dall’Università: «Nel solco di una tradizione decennale guidata dal prof. Giuseppe Teti sullo studio della patogenesi batterica, ha indicato nella capacità di espressione  esclusivamente “in vivo” di una proteina, la possibilità di contribuire in maniera determinante alla genesi delle meningiti neonatali post partum in gestanti con colonizzazione vaginale resistente alle comuni terapie antibiotiche, dovuta appunto a batteri della famiglia degli Streptococchi di gruppo B».

«Il lavoro della dott.ssa Lentini – concludono –, svolto nell’ambito dell’attività formativa del Dottorato di ricerca in Biotecnologie Mediche e Chirurgiche è riuscito in maniera unica a contribuire al processo conoscitivo dei meccanismi molecolari e genetici della patogenesi batterica di un importante patogeno umano. Grazie agli importanti risultati raccolti, non mancheranno aggiornamenti e strategie di studio future per applicazioni cliniche dei dati nella Medicina Traslazionale».

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