Messina. De Luca lancia la banca dati degli inquilini del Municipio che non pagano le tasse

Il neo eletto sindaco di Messina, Cateno De Luca, con la fascia tricolore“U pisci feti da testa” è questo il nome del nuovo progetto del sindaco di Messina Cateno De Luca finalizzato a creare una banca dati che servirà a verificare se ci sono (e chi sono) dipendenti del Municipio, dai consiglieri comunali agli impiegati, che non pagano le tasse.

«Assessori, consiglieri comunali e di quartiere, dipendenti e dirigenti comunali e delle partecipate, verificate la vostra posizione – avverte De Luca sui social. Se non siete in regola con i tributi comunali provvedete immediatamente». Obiettivo del nuovo progetto dal nome certamente pittoresco è quindi quello di combattere l’evasione fiscale partendo da chi, in prima persona, vive dei tributi versati dalla comunità.

I soggetti interessati hanno, a partire da oggi, due settimane di tempo per mettersi in regola con le tasse, le tariffe e le sanzioni, prima di entrare nella “lista nera” del Sindaco destinata, annuncia, a diventare pubblica. Nel mirino De Luca mette proprio tutti gli “inquilini” di Palazzo Zanca, anche se stesso, i suoi assessori e i dipendenti delle società partecipate.

«Stiamo portando avanti una grande guerra per contrastare l’evasione – spiega il Primo Cittadino. Dalle mie esperienze da sindaco in altri comuni questa verifica ha portato a delle simpatiche novità. C’è stata addirittura un’intera imposta che non veniva pagata perché chi se ne doveva occupare era il primo grande evasore di quell’imposta».

«Chi vive grazie al palazzo municipale – prosegue –, e quindi percepisce lo stipendio grazie ai tributi che paga la comunità, è il primo a essere in regola con tributi, tariffe e sanzioni, quindi paga l’Imu, la spazzatura, l’acqua. Ritengo che questa mia verifica porterà a un risultato negativo, nel senso che non sarò costretto a pubblicare nessun nome degli inquilini del Palazzo e delle partecipate perché saranno sicuramente tutti in regola. Così potremo dire a tutta la città “guardate, u pisci non feti più da testa”. Perché quella che è la testa è in regola, dà il buon esempio come lo pretendo in tutti gli altri settori».

Adesso, quindi, chi non è in regola, ribadisce De Luca, ha massimo due settimane di tempo per correre ai ripari, altrimenti «pubblicherò i nomi di chi non ha pagato i tributi ma ha continuato a percepire lo stipendio proprio dai contributi che non ha corrisposto».

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