Messina avrà una via intitolata a Nino D’Uva, avvocato ucciso dalla mafia

Fotografia in bianco e nero dell'avvocato Nino D'Uva in aulaMessina avrà una via intitolata all’avvocato Nino D’Uva, ucciso il 6 maggio 1986 nel suo studio durante il primo maxi-processo contro la mafia messinese.

A pochi giorni dall’anniversario della morte del noto penalista l’ufficio toponomastica del Comune di Messina, con delibera della Giunta e approvazione della Prefettura e della Società di Storia Patria, ha confermato la volontà di mantenere viva la memoria di Nino D’Uva: principe del foro riconosciuto “vittima di mafia” dalla Regione Siciliana ed inserito nell’elenco mantenuto dall’associazione Libera.

A lui verrà intitolata la stradaa nel tratto compreso tra le vie Giovanni Falcone e Rocco Chinnici nel quartiere di Santo Bordonaro, appartenente all’area della terza circoscrizione.

 

La storia di Nino D’Uva

Nasce a Livorno da genitori siciliani il 1 gennaio 1925, dove risiedeva la sua famiglia per motivi di lavoro. Si trasferisce a Messina all’età di 10 anni e frequenta il liceo classico Dante Alighieri, eccellendo nelle materie umanistiche. A 21 anni si laurea nella facoltà di giurisprudenza con il massimo dei voti, la lode e la pubblicazione di stralci della sua tesi.

Dopo la laurea, sceglie di frequentare lo studio legale di diritto penale dell’avvocato Candela. Dopo pochi anni inizia una brillante carriera forense, facendosi apprezzare da tutti e distinguendosi per la sua onestà e correttezza professionale.

Muore il 6 maggio del 1986, onorando la propria toga. Sono le 19 ed in via San Giacomo, accanto al Duomo, al terzo piano nel suo studio, il killer lo uccide con un solo colpo praticamente alle spalle. Ad attutire il rumore dello sparo un cuscino che fa da silenziatore alla pistola calibro 7.65, poi gettata in un cassonetto. L’avvocato sarà ritrovato, esanime, dalla donna di servizio rientrata per preparare la cena.

Non un omicidio casuale quello di Nino D’Uva ma un segnale forte, mandato dalla mafia, a giudici e avvocati dell’epoca. Era quella la stagione del maxiprocesso a Messina, che si svolse in un clima rovente. 283 gli imputati coinvolti nel procedimento appartenenti a cosche sia della città dello Stretto che di Barcellona Pozzo di Gotto.

Appassionato di storia, Nino D’Uva è stato accompagnato nella vita dall’amore per la letteratura, l’arte, la musica, la pittura, il teatro, il cinema. Membro del Consiglio direttivo della Filarmonica Laudamo di Messina e di un’associazione culturale italo–tedesca. Gli è stato riservato un posto nella zona monumentale del Gran Camposanto.

In suo ricordo numerose iniziative, convegni e dibattiti. Il 6 maggio del 1989, a tre anni dalla morte, è stata posta una lapide nella Corte d’appello di Messina, con la scritta “A commosso ricordo dell’avv. Nino D’Uva stroncato da cieca violenza”.

Il 24 marzo del 2006 è stata fondata, su proposta di sei giovani avvocati, l’associazione culturale forense “Avv. Nino D’Uva”. Il 18 febbraio 2015 gli è stata intitolata la sala avvocati del Tribunale di Sorveglianza di Messina.

Il 6 maggio 2016, a trent’anni dalla morte, presente l’on. Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia, si è svolta una cerimonia al Palacultura con la consegna ai familiari di una medaglia d’oro del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Messina.

L’Ufficio Toponomastica, diretto dal dirigente Antonio Cardia e dalla dott.ssa Rita Melita, lavora in sinergia con la Commissione Toponomastica, presieduta dal segretario generale direttore generale, Antonio Le Donne, e composta dal presidente del Consiglio comunale, Emilia Barrile; dai dirigenti i dipartimenti, Politiche Culturali ed Educative – Pubblica Istruzione e Responsabile dell’Archivio Storico, Salvatore De Francesco; Mobilità Urbana e Viabilità, Mario Pizzino; e Lavori Pubblici, competente in materia di strade ed impianti, Antonio Amato.

Per l’Accademia Peloritana dei Pericolanti, i professori Giovanni Cupaiuolo, Rosario Moscheo, presidente della Società messinese di Storia Patria, Giuseppe Restifo e Angelo Sindoni, nella loro qualità di esperti di storia, cultura e tradizioni locali.

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