“Il Comune ritarda, pagano i cittadini”: le anomalie dell’Avvocatura

burocraziaUn’anomalia, una situazione paradossale che va a discapito dei cittadini. Così il consigliere comunale Libero Gioveni sottolinea i ritardi e le «storture dell’avvocatura comunale» che ricadono sul cittadino incolpevole. In pratica, «quando un giudice emette una sentenza a favore di un cittadino che ha fatto causa al Comune – spiega il consigliere –, l’Agenzia delle Entrate, alla quale la sentenza non viene notificata, emette un avviso di pagamento di imposte di registro a carico esclusivamente del ricorrente, che ha l’obbligo di rispettare entro e non oltre 60 giorni, nonostante l’adempimento spetterebbe a chi invece ha perso il ricorso, ossia, appunto, a Palazzo Zanca».

È qui che interviene un’ingarbugliata burocrazia che però genera lunghi ritardi nei pagamenti da parte da parte di Palazzo Zanca «nella definizione dei ricorsi con sentenze passate in giudicato», e per evitare i fermi amministrativi sono i cittadini a dover pagare le imposte all’Agenzia delle Entrate.

Gioveni denuncia il ripetersi di questa anomalia «che si traduce in disservizio e conseguente ingiustizia».  L’inefficienza è anche dovuta anche all’insufficienza di personale atto a svolgere tali mansioni: «Gli uffici del Dipartimento Avvocatura – prosegue il consigliere – predispongono, ad onor del vero, l’istruttoria per il versamento delle imposte, ma quasi mai, anche a causa dell’elevato numero di pratiche a fronte di un personale ridotto al lumicino, riescono a rispettare i termini, anche perché le pratiche devono passare poi al Dipartimento Ragioneria che, una volta aver provveduto al versamento, restituisce la relativa quietanza all’Avvocatura che, a sua volta, provvede poi a inviarla all’Agenzia delle Entrate».

Tutta questa procedura si concretizza in diversi mesi di tempo, «ma intanto, in questo lungo arco temporale – puntualizza ancora – agli incolpevoli cittadini vincitori dei ricorsi giungono dagli uffici di via Santa Cecilia queste indigeste, e per certi versi illegittime, cartelle esattoriali che però senza “se” e senza “ma” devono essere pagate entro 60 giorni, perché si rischia anche di subire le procedure di “fermo amministrativo”».

«Da tale paradossale situazione – afferma Gioveni – si potrà ben comprendere come sia oltremodo necessario correre ai ripari, affinché vengano meno simili ingiustizie nei confronti di cittadini che risultano del tutto “vittime” di questo macchinoso sistema».

«Pertanto – conclude – sarebbe auspicabile che l’assessore all’Avvocatura e Contenzioso, Nino Mantineo, che tra l’altro ha anche la delega al Personale, dopo un’audizione nella competente VI commissione consiliare che io stesso mi farò carico di richiedere, trasmetta all’Agenzia delle Entrate una nota ufficiale di chiarimento con conseguente formale richiesta per trovare una soluzione che possa risultare più indolore possibile per gli increduli cittadini».

 

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