Babbo Natale esiste: si chiama Mahesh Panchavaktra

AAEAAQAAAAAAAAeeAAAAJDI0MTM5M2EzLTM0MmUtNDRmYi1hNjRlLTFhNzAzNDc3ZjMyZQI messinesi devono ricredersi sull’esistenza di Babbo Natale, anche se è arrivato con qualche settimana di ritardo. Anche se non è arrivato  a Messina a bordo della tradizionale slitta, medita, probabilmente già tra qualche anno, di atterrare direttamente con un aereo poco dopo aver sorvolato lo Stretto.

Si chiama Mahesh Panchavaktra, è indiano, e di mestiere fa l’imprenditore. Il suo nome è balzato improvvisamente agli onori della cronaca quando a fine dicembre ha annunciato l’intenzione di voler realizzare a proprio spese un aeroporto che possa servire Messina e la sua provincia. Inizialmente, in pochi lo hanno preso sul serio, ma pian piano i politici hanno drizzato le antenne. E la discussione è solo agli inizi.

Ma, aeroporto a parte,  Panchavaktra non si è fermato qui. Forse conquistato dalla bellezza di Messina (evidentemente la nostra città è ancora in grado di affascinare anche se stentiamo a crederci), ieri ha promesso agli alunni del liceo “Bisazza” di costruire per loro una moderna palestra attrezzata, colmando una lacuna che penalizza l’istituto. Lo farà mettendo mano al portafogli, e la prima pietra – parola sua – verrà posata già il prossimo marzo.

Di certo non si tratterà di pura generosità, semmai siamo davanti ad un ‘temerario’ intenzionato ad investire sul nostro territorio ormai arido e refrattario ad ogni forma di cambiamento. Ben vengano, dunque, queste iniziative, anzi, proliferino gli stranieri con voglia di fare, visto che a Messina chi può non fa.

Diciamolo, la presenza di Panchavaktra ci ha fatto tornare tutti un po’ bambini e, nonostante il Natale sia trascorso, abbiamo deciso di scrivergli una letterina con i “regali” che desideriamo per questa città. Speriamo di non spaventarlo.

Caro Mahesh, ecco il nostro elenco:

  1. Donaci una condotta idrica nuova di zecca resistente a frane, smottamenti e anche incendi. Non ci crederai ma in passato siamo rimasti senz’acqua perché i tubi si sono bruciati. Fai in modo che ai simboli di Messina non si aggiunga quello del rubinetto a secco. Le autobotti vogliamo vederle in giro solo il 15 agosto, quando esce la Vara.
  2. Donaci cassonetti giganti in grado di contenere tutti i rifiuti che produciamo, una discarica sempre aperta e autocompattatori magici che sappiano differenziare da soli l’immondizia. Noi non ne siamo capaci.
  3. Donaci un impianto di illuminazione che duri più di una settimana. E’ vero, la penombra talvolta è romantica, ma di troppo romanticismo si muore e la sera abbiamo voglia di lasciare le torce a casa.
  4. Donaci nuovi quartieri residenziali dove la gente possa vivere dignitosamente. Quelle baracche che si ripopolano da generazioni non vogliamo più vederle.
  5. Donaci edifici scolastici solidi e soprattutto ben riscaldati.
  6. Donaci il porto di Tremestieri bello e pronto per accogliere tutti i mezzi pesanti che da decenni transitano per le nostre strade, coprendo con il loro rombo le voci di chi protesta, o di chi promette con la consapevolezza di non poter mantenere.
  7. Donaci una società calcistica che sappia far innamorare nuovamente i messinesi.

Noi promettiamo di essere buoni e diligenti, di rispettare i semafori e di non gettare cartacce per la strada o parcheggiare sui marciapiedi, di pagare il biglietto del bus  e di essere pazienti e collaborativi con chi ci amministra. Grazie.

Andrea Castorina

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