Agrumi addio. La Sicilia punta sull’avocado

foto di un avocadoAgrumi, addio! In Sicilia è tempo di frutta tropicale. Mango, papaia, annona, avocado e litchi stanno prendendo piede grazie ad un radicale cambiamento del clima: estati sempre più lunghe e torride ed escursioni termiche tra il giorno e la notte che non superano i 3 gradi. Le primizie made in Sicily sono di qualità eccezionale, superiori a quelle d’oltreoceano, e stanno conquistando i mercati del centro e nord Europa (Svizzera, Germania e Regno Unito), dove si concentra la maggiore richiesta. E poi fanno bene: sono ricchi di vitamine A, B1 e B2 e vantano proprietà diuretiche, disintossicanti, antinfiammatorie ed antiossidanti.

Ad oggi, le aziende “tropicali” siciliane sono per lo più piccole e medie imprese con una distribuzione a macchia di leopardo. Alcuni esempi: lungo tutta la zona etnea stanno nascendo piccoli appezzamenti coltivati a feijoa, annona, litchi ed avocado; nel palermitano, in particolare tra Balestrate e Partitico, fioriscono alberi di mango e di banane; e infine nel messinese, ad Acquedolci, Sant’Agata e soprattutto Milazzo, si produce carambola, guayava, papaya, noci pecan e macadamia e black sapote (kaki cioccolato).

Buoni, salutari ma non solo. Il tropicale è una scommessa vincente anche dal punto di vista economico. Una piantagione, se realizzata correttamente, rimane produttiva per 35/40 anni ed ogni albero produce in media circa 150 chilogrammi di frutti. Il prezzo varia dai 3 euro ai 6 euro al chilo: il 50% in meno rispetto ai frutti importati dalle ditte del Sud America e del Sud-Est Asiatico.

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