Auto blocca bus per venti minuti. Nell’attesa i passeggeri giocano a pallone

bus2Un autobus resta bloccato a pochi metri dal capolinea a causa di una vettura parcheggiata dove non si dovrebbe. Scene del genere a Messina è ormai possibile “ammirarle” con cadenza quotidiana, ma l’episodio avvenuto ieri sera a Torre Faro non rientra nei canoni della normalità e riesce a far sorridere anche davanti all’ennesimo gesto incivile che dovrebbe invece suscitare solo sdegno.

Sono le 20.30. Nei pressi della piazza antistante la chiesa dedicata alla Madonna della Lettera, l’incivile di turno ha appena parcheggiato la propria vettura seguendo alla lettera il vademecum del “messinese incivile” che invita ad infilare il mezzo in un qualsiasi spazio riesca a contenerlo, senza curarsi di accertare se lo stesso occupi parte della carreggiata, ostacolando il traffico. Di lì a poco sopraggiunge il bus 79 dell’Atm diretto all’Istituto Marino che rimane ovviamente bloccato. Inizia il concerto di clacson.

Trascorrono i minuti tra imprecazioni e sbuffi, ma del proprietario dell’auto nemmeno l’ombra. I passeggeri dell’autobus, complice il gran caldo, decidono di scendere in strada. Ed è proprio in questo momento che ad alcuni ragazzi viene un’idea geniale. Il gruppetto, munito di pallone, decide di ingannare l’attesa organizzando una partitella di calcio nella piazzetta. L’improvvisato match dura ben venti minuti. Tanto è servito affinché l’incivile, dopo il classico braccio alzato in segno di scuse, tornasse verso l’auto e liberasse finalmente la strada.

Sarà la febbre calcistica che ha contagiato la città per l’inattesa vittoria della Nazionale contro il Belgio, sarà la voglia di prendere con ironia anche le vergogne di una Messina sempre più refrattaria alle norme civili. Non lo sappiamo, ma una  cosa è certa: quei ragazzini ci hanno fatto sorridere, hanno intrattenuto i presenti durante l’ennesimo siparietto squallido che si andava consumando. Ma il loro gesto, così semplice e istintivo, indica chiaramente come il messinese si sia ormai abituato a tutto, perdendo ogni speranza di poter cambiare. D’altronde si sa: chi di speranza campa, disperato muore. Non ci resta, dunque, che giocare a pallone.

Andrea Castorina

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